Progettare un archivio fotografico con le mappe mentali

Riprendiamo a parlare di mappe mentali sviluppandone una che ci permetta, per esempio, di progettare un archivio fotografico. Non è certo difficile, però, adattare quanto stiamo per dire a qualsiasi altro genere di progetto.

Progettare un archivio fotografico

A dire il vero, io l’archivio l’ho già progettato: è il mio! Credo che ripercorrere insieme il percorso che ho seguito possa essere utile per acquistare confidenza con le mappe mentali. E se anche voi avete il problema di gestire le vostre immagini, potreste trovare qualche buon suggerimento in questo post. Oltretutto, potete scaricare e modificare come volete la mappa mentale che ho disegnato per il mio progetto: il pulsante di download è in fondo alla pagina. Prendetela quindi come esempio da adattare alle vostre esigenze.

Pensate che un archivio fotografico non vi serva? Può darsi, anche se oggi, visto che ormai si può scattare foto con qualsiasi cosa, tutti abbiamo qualche immagine che ci piacerebbe conservare. E un archivio permette non solo questo, ma anche di organizzare e ritrovare le foto che ci servono senza fatica.

Disegnare una mappa mentale

Come ho detto, progettare un archivio fotografico è solo una scusa per parlare di mappe mentali. Con una di esse si può progettare quasi ogni cosa, e il nostro scopo, oggi, è di approfondire la conoscenza di un metodo di lavoro che potrà esserci utile in molte altre occasioni. Naturalmente lo spazio di un post non permette certo di esaurire l’argomento, ma se continuerete a seguirmi, avremo altre occasioni per proseguire il discorso. Vi ricordo anche i corsi sulle mappe mentali e su Freeplane che tengo via skype. Sono personalizzabili secondo le vostre necessità, e chiedere un preventivo non costa niente.

Basta chiacchiere, diamoci da fare!

Si parte dal centro

Una mappa mentale parte sempre dal centro. Il centro del foglio è dove metteremo infatti il nodo principale, da cui partiranno i rami della mappa. Qui, in mezzo, dobbiamo piazzare il concetto fondamentale che poi approfondiremo. Per farlo useremo un testo, un titolo che sia il più sintetico possibile, e allo stesso tempo renda al meglio l’idea di cosa vogliamo. Una parola chiave, insomma.

Al titolo è sempre meglio abbinare una immagine, dato che il nostro cervello pensa per immagini. Una foto o un disegno, che siano quanto più evocativi possibile (e inerenti all’argomento, ovviamente) saranno la molla perfetta per proiettare i nostri pensieri all’esplorazione di tutte le possibili associazioni mentali riguardanti il nostro concetto chiave.

Poi i rami principali

Dal centro partono i rami principali. Ciascuno di essi è il punto di partenza per approfondire gli aspetti fondamentali del progetto. Una mappa può avere tutti i rami che vogliamo, ma è opportuno rimanere tra i cinque e i sette rami principali, visto che il cervello riesce a gestire al meglio un massimo di sette nuovi concetti in una volta sola.

Per progettare un archivio fotografico secondo il mio modello, useremo cinque argomenti fondamentali:

  1. Posizione. Dove mettiamo le nostre foto?
  2. Software. Che programma useremo per gestirle?
  3. Catalogazione. Quali criteri useremo per suddividerle?
  4. Valutazione. In base a cosa giudicheremo la qualità delle nostre foto?
  5. Identificazione. Nome file, titolo, didascalie: come sfruttare questi dati?

Ecco le domande a cui dare una (o più di una) risposta.

Progettare un archivio fotografico: i rami principali della mappa

Progettare un archivio fotografico: i rami principali della mappa

I rami secondari: per approfondire

E le risposte, insieme alle nuove domande a cui esse daranno vita, creano e infoltiscono i rami secondari. Aggiungiamo tutto quello che ci viene in mente, non importa se la mappa è confusa, ingarbugliata. È solo la prima stesura. Quando avremo finito, metteremo tutto da parte per uno o due giorni, poi faremo una bella revisione. E tutto andrà a posto.

Per esempio: il ramo del software. Possiamo prenderne in considerazione diversi, ma alla fine dovremo decidere per uno solo (se mi seguite, sapete già che io uso digiKam, ma ce ne sono altri). Forse per decidere faremo un’altra mappa mentale, che ci aiuti a trovare quello con le caratteristiche più adatte a noi. È una scelta importante, perché determina quali funzioni avremo a disposizione per catalogare e valutare le immagini. Quindi comporta cambiamenti e correzioni nella mappa.

Non illudetevi di fare un buon lavoro in cinque minuti. Un progetto, anche se così semplice, crescerà bene solo se gli date il tempo di farlo.

Più informazioni, più rami

La mappa prende forma, i rami secondari aumentano. Le nuove informazioni che inseriamo creano nuovi collegamenti. Parliamo un po’ di catalogazione. Tutti i software in circolazione ci permettono di creare una struttura ad albero di cartelle, spesse chiamate album, per dividere le foto. Ma quali criteri usare? Una soluzione potrebbe essere:

  1. Originali e Copie. Le foto che escono dalla memory card della macchina sono gli originali, quelli che una volta erano i negativi. Ai nostri amici e parenti daremo delle copie, le stampe di una volta. Questa è la prima divisione dell’archivio: gli originali, sacri e intoccabili; e le copie.
  2. Criterio geografico. Creare una cartella per ogni nazione, regione, provincia ecc.
  3. Argomenti. Una cartella (e relative sottocartelle) per le vacanze, una per i viaggi, per le manifestazioni…

Andando avanti, la mappa potrebbe diventare troppo complicata. Dividetela in due, tre, quattro parti, trasformando ciascuna in una nuova mappa completa e dedicata ad un solo argomento.

Alla fine: revisione totale

Quando siete soddisfatti, e ritenete di aver pensato proprio a tutto, fermatevi. Lasciate passare qualche giorno, magari fatevi un week end al mare (scattando foto da archiviare dopo). Comunque non pensate più al progetto, riposate il cervello.

Dopodiché riprendete in mano il vostro disegno e fate una bella revisione di tutto. Una mappa mentale assomiglia a un albero: l’abbiamo fatto crescere, e adesso è il momento di potare. Prendete le decisioni ancora in sospeso e tagliate i rami non più utili. Rivedete, ritoccate, cambiate tutto, se necessario. Il risultato potrebbe essere simile alla mia mappa mentale, oppure no. Ma se va bene, se vi soddisfa, è tutto a posto: avete il vostro progetto, e ora basta realizzarlo.

Progettare un archivio fotografico: mappa mentale completa

Progettare un archivio fotografico: mappa mentale completa

Come promesso, qui sotto c’è il pulsante per scaricare la mia mappa mentale. E se non avete ancora installato Freeplane, scaricatelo dalla pagina di SourceForge.net.

Questo post è lunghissimo, e vi ringrazio per averlo letto sino in fondo. Spero di avervi dato delle informazioni utili, e se avete qualche dubbio, o volete semplicemente dire la vostra, fatelo! Commentate e sarò lieto di rispondervi. Ma in ogni caso…

Stay tuned!

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Updated: 23 Gennaio 2019 — 16:20

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