Chiacchiere, notizie, trucchi per conoscere i programmi Open Source

Categoria: Fotografia

Nascono i Quaderni del Software Libero

Di solito si dice: “Anno nuovo, vita nuova”, ma io ho deciso di non aspettare per parlarvi di alcune novità del nostro club. Non voglio però svelare tutto in una volta, quindi vi centellinerò le notizie una alla volta.
Oggi vi annuncio ufficialmente (che esagerato!) la nascita dei “Quaderni del Software Libero”.

La prima sorpresa

Cosa sono? Bene, si tratta di una serie di e-book che parlano degli stessi programmi Open Source di cui parliamo qui nel club. Ma ciascuno approfondisce un particolare argomento nel modo più completo possibile, come non possiamo fare qui per ovvie ragioni.

I quaderni del software libero - il primo quaderno

Il primo dei Quaderni del Software Libero

Ciascun quaderno parlerà quindi di una specifica funzione, di una caratteristica peculiare di un determinato pacchetto software. Spiegando come funziona e suggerendo come sfruttarla in quello che, secondo me, è il migliore dei modi. Secondo me, ovviamente, il che significa secondo la mia esperienza personale e di lavoro.

Una piccola critica

Esperienza che voglio condividere, perché sono convinto che la condivisione delle conoscenze sia una strada obbligata per arrivare a un mondo migliore. E poi, e qui permettetemi di levarmi un sassolino dalla scarpa, credo che spesso gli sviluppatori di software Open Source siano troppo occupati a proclamare al mondo quanto sono buoni e bravi (e quanto è cattiva Microsoft) per ricordarsi di avere delle responsabilità nei confronti di chi sceglie di usare il loro software.

Come per esempio quella di fornire una documentazione adeguata, che permetta a chi ne ha bisogno di imparare ad usare un programma senza essere costretto a vagare per siti e forum cercando di capire cosa cavolo deve fare. Caso tipico, la famosa Suite per Ufficio che si propone come l’unica alternativa a MS Office (dato che secondo loro OpenOffice è morto). Ma che ha un help poco e male aggiornato e quindi praticamente inutile, per non parlare del resto.

La mia vetrina su Lulu.com

Ma lasciamo stare, non vorrei essere accusato di complicità con i cattivi. Comunque, il primo Quaderno è già disponibile, e presto ce ne saranno altri (compatibilmente coi miei impegni di lavoro). Potete scaricarlo dalla mia vetrina su Lulu.com.

Prima di augurarvi Buona Lettura, ho per voi una piccola richiesta: se avete qualche argomento che vi sta a cuore, segnalatemelo nei commenti. Vi prometto che gli dedicherò uno dei prossimi Quaderni.

E, naturalmente… stay tuned!

Fotografia

Come gestire i dati Exif con Digikam

I dati Exif sono informazioni aggiuntive contenute in tutte le immagini digitali. Il loro formato è universale, cioè condiviso da tutti i produttori di fotocamere. Le informazioni riguardano sia la macchina fotografica che l’immagine scattata, e Digikam ci permette di visualizzarle, ma anche di modificarne una parte.

Fotografia

Creare un archivio fotografico con digiKam

Abbiamo già conosciuto digiKam. Adesso sfruttiamolo per fare i primi passi necessari a creare un archivio fotografico ben organizzato, indipendentemente dalla quantità di immagini da custodire.

Freeplane

Progettare un archivio fotografico con le mappe mentali

Riprendiamo a parlare di mappe mentali sviluppandone una che ci permetta, per esempio, di progettare un archivio fotografico. Non è certo difficile, però, adattare quanto stiamo per dire a qualsiasi altro genere di progetto.

Progettare un archivio fotografico

A dire il vero, io l’archivio l’ho già progettato: è il mio! Credo che ripercorrere insieme il percorso che ho seguito possa essere utile per acquistare confidenza con le mappe mentali. E se anche voi avete il problema di gestire le vostre immagini, potreste trovare qualche buon suggerimento in questo post. Oltretutto, potete scaricare e modificare come volete la mappa mentale che ho disegnato per il mio progetto: il pulsante di download è in fondo alla pagina. Prendetela quindi come esempio da adattare alle vostre esigenze.

Pensate che un archivio fotografico non vi serva? Può darsi, anche se oggi, visto che ormai si può scattare foto con qualsiasi cosa, tutti abbiamo qualche immagine che ci piacerebbe conservare. E un archivio permette non solo questo, ma anche di organizzare e ritrovare le foto che ci servono senza fatica.

Disegnare una mappa mentale

Come ho detto, progettare un archivio fotografico è solo una scusa per parlare di mappe mentali. Con una di esse si può progettare quasi ogni cosa, e il nostro scopo, oggi, è di approfondire la conoscenza di un metodo di lavoro che potrà esserci utile in molte altre occasioni. Naturalmente lo spazio di un post non permette certo di esaurire l’argomento, ma se continuerete a seguirmi, avremo altre occasioni per proseguire il discorso. Vi ricordo anche i corsi sulle mappe mentali e su Freeplane che tengo via skype. Sono personalizzabili secondo le vostre necessità, e chiedere un preventivo non costa niente.

Basta chiacchiere, diamoci da fare!

Si parte dal centro

Una mappa mentale parte sempre dal centro. Il centro del foglio è dove metteremo infatti il nodo principale, da cui partiranno i rami della mappa. Qui, in mezzo, dobbiamo piazzare il concetto fondamentale che poi approfondiremo. Per farlo useremo un testo, un titolo che sia il più sintetico possibile, e allo stesso tempo renda al meglio l’idea di cosa vogliamo. Una parola chiave, insomma.

Al titolo è sempre meglio abbinare una immagine, dato che il nostro cervello pensa per immagini. Una foto o un disegno, che siano quanto più evocativi possibile (e inerenti all’argomento, ovviamente) saranno la molla perfetta per proiettare i nostri pensieri all’esplorazione di tutte le possibili associazioni mentali riguardanti il nostro concetto chiave.

Poi i rami principali

Dal centro partono i rami principali. Ciascuno di essi è il punto di partenza per approfondire gli aspetti fondamentali del progetto. Una mappa può avere tutti i rami che vogliamo, ma è opportuno rimanere tra i cinque e i sette rami principali, visto che il cervello riesce a gestire al meglio un massimo di sette nuovi concetti in una volta sola.

Per progettare un archivio fotografico secondo il mio modello, useremo cinque argomenti fondamentali:

  1. Posizione. Dove mettiamo le nostre foto?
  2. Software. Che programma useremo per gestirle?
  3. Catalogazione. Quali criteri useremo per suddividerle?
  4. Valutazione. In base a cosa giudicheremo la qualità delle nostre foto?
  5. Identificazione. Nome file, titolo, didascalie: come sfruttare questi dati?

Ecco le domande a cui dare una (o più di una) risposta.

Progettare un archivio fotografico: i rami principali della mappa

Progettare un archivio fotografico: i rami principali della mappa

I rami secondari: per approfondire

E le risposte, insieme alle nuove domande a cui esse daranno vita, creano e infoltiscono i rami secondari. Aggiungiamo tutto quello che ci viene in mente, non importa se la mappa è confusa, ingarbugliata. È solo la prima stesura. Quando avremo finito, metteremo tutto da parte per uno o due giorni, poi faremo una bella revisione. E tutto andrà a posto.

Per esempio: il ramo del software. Possiamo prenderne in considerazione diversi, ma alla fine dovremo decidere per uno solo (se mi seguite, sapete già che io uso digiKam, ma ce ne sono altri). Forse per decidere faremo un’altra mappa mentale, che ci aiuti a trovare quello con le caratteristiche più adatte a noi. È una scelta importante, perché determina quali funzioni avremo a disposizione per catalogare e valutare le immagini. Quindi comporta cambiamenti e correzioni nella mappa.

Non illudetevi di fare un buon lavoro in cinque minuti. Un progetto, anche se così semplice, crescerà bene solo se gli date il tempo di farlo.

Più informazioni, più rami

La mappa prende forma, i rami secondari aumentano. Le nuove informazioni che inseriamo creano nuovi collegamenti. Parliamo un po’ di catalogazione. Tutti i software in circolazione ci permettono di creare una struttura ad albero di cartelle, spesse chiamate album, per dividere le foto. Ma quali criteri usare? Una soluzione potrebbe essere:

  1. Originali e Copie. Le foto che escono dalla memory card della macchina sono gli originali, quelli che una volta erano i negativi. Ai nostri amici e parenti daremo delle copie, le stampe di una volta. Questa è la prima divisione dell’archivio: gli originali, sacri e intoccabili; e le copie.
  2. Criterio geografico. Creare una cartella per ogni nazione, regione, provincia ecc.
  3. Argomenti. Una cartella (e relative sottocartelle) per le vacanze, una per i viaggi, per le manifestazioni…

Andando avanti, la mappa potrebbe diventare troppo complicata. Dividetela in due, tre, quattro parti, trasformando ciascuna in una nuova mappa completa e dedicata ad un solo argomento.

Alla fine: revisione totale

Quando siete soddisfatti, e ritenete di aver pensato proprio a tutto, fermatevi. Lasciate passare qualche giorno, magari fatevi un week end al mare (scattando foto da archiviare dopo). Comunque non pensate più al progetto, riposate il cervello.

Dopodiché riprendete in mano il vostro disegno e fate una bella revisione di tutto. Una mappa mentale assomiglia a un albero: l’abbiamo fatto crescere, e adesso è il momento di potare. Prendete le decisioni ancora in sospeso e tagliate i rami non più utili. Rivedete, ritoccate, cambiate tutto, se necessario. Il risultato potrebbe essere simile alla mia mappa mentale, oppure no. Ma se va bene, se vi soddisfa, è tutto a posto: avete il vostro progetto, e ora basta realizzarlo.

Progettare un archivio fotografico: mappa mentale completa

Progettare un archivio fotografico: mappa mentale completa

Come promesso, qui sotto c’è il pulsante per scaricare la mia mappa mentale. E se non avete ancora installato Freeplane, scaricatelo dalla pagina di SourceForge.net.

Questo post è lunghissimo, e vi ringrazio per averlo letto sino in fondo. Spero di avervi dato delle informazioni utili, e se avete qualche dubbio, o volete semplicemente dire la vostra, fatelo! Commentate e sarò lieto di rispondervi. Ma in ogni caso…

Stay tuned!

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Fotografia

Come installare digiKam sul vostro computer

Abbiamo già parlato di digiKam nel post su come gestire un archivio fotografico. Ora cominciamo a conoscere questo software che, lo confesso, mi ha molto colpito: proviamo a installare digiKam sul nostro computer.

Come sempre, la procedura di installazione del programma cambia a seconda del sistema operativo che usate. Nel caso di Linux, digiKam si può scaricare dall’Ubuntu software center o dai repository equivalenti di ciascuna distribuzione. Questo sistema è molto semplice, e lo raccomando senz’altro. In alternativa si può comunque scaricare dal sito di digiKam il pacchetto necessario all’installazione.

Anche per Windows dovremo andare alla pagina di download del sito per trovare il pacchetto da scaricare.

 

Ma perché proprio digiKam?

Perché io uso digiKam? Come ho detto all’inizio, questo programma mi ha molto colpito. Prima di tutto, anche se proviene da KDE, un ambiente Linux che non riesco proprio a digerire, ho trovato subito un feeling speciale con la “software collection” (così lo definiscono i suoi creatori) digiKam. Praticamente ho imparato a usarlo senza nessuna fatica. E poi è molto ben supportato: oltre all’help in linea è disponibile una serie di ebook che approfondiscono nel dettaglio ogni aspetto delle sue funzioni.

Ma, oltre ai gusti personali, c’è una considerazione molto importante da fare. Al di là di tutte le frottole che si raccontano sul web come nel mondo reale, tutti i software, anche quelli gratuiti, costano. Se non costano denaro, costano comunque tempo e fatica: imparare a usarli richiede tempo, trovare il modo di sfruttarli al meglio richiede studio, tentativi, fallimenti, quindi fatica. E anche gli errori costano.

Quindi, se un programma mi costa così tanto, è meglio che mi dia il più possibile in cambio.

DigiKam, secondo me, è proprio così. Le sue funzioni mi permettono di fare tutto quello che mi serve per gestire le mie foto: archiviazione, ritocco, pubblicazione. Con un solo programma.

Prima di installare digiKam

Scaricato il pacchetto, prima di procedere fermiamoci un attimo, perché dobbiamo decidere una cosa molto importante: dove mettere il nostro archivio?

Le immagini, si sa, occupano spazio. Oggi gli hard disk hanno dimensioni tali da poterci tenere di tutto, ma è meglio non mescolare troppo, quindi io vi consiglio di destinare uno (o più di uno, se necessario) dei vostri dischi solo alle foto. Magari un disco esterno, così se succede qualcosa al computer non dovrete piangere sulle foto perdute. E mai fare una sola copia!

Ma torniamo all’argomento di questo post. Fermo restando che, se non siete d’accordo con me, potete usare i commenti per dire la vostra. Sarei contento di conoscere altre opinioni.

Dunque, abbiamo scaricato l’installer per Windows, o abbiamo installato il programma su Linux. Dato che sto utilizzando l’ambiente Microsoft, è a questo che mi riferirò d’ora in avanti (ma se usate Linux e avete domande da fare, accomodatevi: risponderò volentieri meglio che posso). Avviando l’installazione, può darsi che ci venga richiesto di chiudere alcuni dei programmi in esecuzione per poter aggiornare le librerie in uso. Nel caso, facciamolo e poi ripartiamo.

Dovremo anche rispondere alle tipiche domande sull’installazione: cartella da usare, collegamenti da creare, ecc. Le risposte di default vanno benissimo.

Alla fine premiamo il famoso pulsante “Installa”, e aspettiamo. Una delle caratteristiche di digiKam meno belle, è che per funzionare sotto Windows è costretto a portare con sé una parte di KDE, l’ambiente da cui proviene. Quindi l’installazione è più lunga del solito.

Anche parecchi dei difetti del programma sono colpa di KDE, ma so che i programmatori ci stanno lavorando, e sono sicuro che le prossime versioni saranno migliori. Comunque… ce l’abbiamo fatta, ora digiKam è pronto a partire!

La prima configurazione

Lanciamo il programma, quindi, e dopo qualche istante ci troviamo alle prese con la prima configurazione, che ci chiede dove sono memorizzate le raccolte, cioè gli album fotografici che digiKam dovrà gestire.

Installare digiKam: prima configurazione

Installare digiKam: la prima configurazione

A noi, per ora, interessano le “Raccolte locali”, perciò premiamo il pulsante “Aggiungi raccolta” accanto a questa dicitura.

Scegliamo il disco che abbiamo deciso prima di riservare alle immagini e andiamo avanti. Ci viene chiesto ora di dare un nome alla collezione. Una collezione (di album) non è altro che una serie di cartelle, nelle quali saranno memorizzate le immagini. Il nome della collezione è semplicemente quello della cartella radice che conterrà tutte le altre. Quindi potrebbe benissimo essere, semplicemente, il nome del disco che la ospiterà. Una volta confermati i dati immessi, il programma è pronto a funzionare.

Installare digiKam: l'avvio del programma

Installare digiKam: l’avvio del programma

Il primo avvio

L’avvio è piuttosto lento, ma occorre considerare che il codice da caricare non è poco. Inoltre, ogni volta che viene lanciato, digiKam controlla la presenza di nuove immagini nella collezione, per inserirle nel suo database. Quindi, tante nuove foto, tanto tempo per caricarle.
Terminati i preliminari, ci troviamo finalmente nella finestra principale del programma. Il cosiddetto “ambiente di lavoro” di digiKam.

Installare digiKam: l'ambiente di lavoro

Installare digiKam: l’ambiente di lavoro

E qui ci fermiamo, ma solo per questo post. Ne seguiranno altri. Ma finora che ne pensate?

Fotografia

Come gestire un archivio fotografico con programmi Open Source

Macchine fotografiche, tablet, cellulari… tutti abbiamo qualche aggeggio capace di scattare foto, quindi tutti dobbiamo, prima o poi, gestire un archivio fotografico. Se però vogliamo farlo senza spendere un occhio per i programmi “professionali” possiamo rivolgerci al mondo dell’Open Source. Vediamo allora cosa questo ci offre.

Cosa significa gestire un archivio fotografico

Gestire un archivio fotografico

Come gestire un archivio fotografico?

Prima di tutto, chiariamoci le idee. Il termine “archivio fotografico” potrebbe anche spaventare: noi non siamo fotografi. Ci divertiamo solo a raccogliere qualche immagine, legata di solito a ricordi o momenti particolari. Ma quando parlo di archivio intendo proprio questo: una raccolta, una collezione di immagini e di ricordi.

Ma per quanto piccolo e di modeste pretese, il nostro archivio ha bisogno, come tutti gli archivi, di ordine. Per poter ritrovare le nostre immagini preferite a colpo sicuro, nel momento in cui ci servono. O per poterlo sfogliare come fosse un album, in cui ogni pagina contiene tutte e solo le immagini legate assieme da un filo comune.

Primo passo: stabilire un criterio

Il compito da affrontare non è semplice, ma nemmeno troppo complicato. Il primo passo consiste nello stabilire quale sarà l’aspetto del nostro archivio. In altre parole dobbiamo stabilire il criterio che adotteremo per classificare le nostre fotografie.

Ad aiutarci chiameremo un programma di cui ho già parlato in questo blog: Freeplane (leggete questo post per sapere cos’è Freeplane, e questo per sapere come installare Freeplane). Lo useremo per  creare una mappa mentale con cui definire la struttura che dovrà avere il nostro archivio.

Perché una mappa mentale? Perché è chiara, facilmente espandibile e modificabile, stimola la fantasia e la concentrazione. E perché è divertente!

Con essa stabiliremo se, ad esempio, le nostre foto saranno divise per data, per luogo in cui sono state scattate, per argomento (compleanni, gite scolastiche, vacanze coi nonni, ecc.), o in qualsiasi altro modo ci piaccia. A ogni suddivisione corrisponderà un ramo della mappa, che a sua volta potrà dividersi in altri rami più piccoli (divisione di secondo grado), e via di seguito. Gli unici limiti li stabilite voi.

E ora si comincia!

Ora che abbiamo le idee chiare, passiamo alla pratica. Dobbiamo creare sul nostro hard disk l’archivio che abbiamo progettato con la mappa mentale.

Se abbiamo qualche decina di foto da sistemare, potremmo anche pensare di creare semplicemente una cartella “Archivio” con le sottocartelle necessarie. Ma questo sistema ha un difetto: gli archivi inevitabilmente crescono col tempo. E quando le foto non saranno più decine, ma centinaia, come faremo a muoverci rapidamente da una cartella all’altra?

Ecco perché ci occorre un programma specifico, un “catalogo” che ci permetta di trovare velocemente l’immagine che ci interessa, e ci fornisca degli strumenti di archiviazione e ricerca delle immagini più sofisticati della semplice divisione in cartelle.

Quindi, come gestire un archivio fotografico di grandi dimensioni? Devo dire che ho dovuto cercare a lungo, prima di trovare una risposta che mi soddisfacesse sotto tutti i punti di vista. La fotografia è una mia grande passione, e quindi sono piuttosto esigente in questo campo.

Il programma ideale (per me)

Prima di tutto, la maggior parte dei programmi reperibili in rete non sono veri Open Source, ma versioni gratuite di programmi a pagamento. E di solito le versioni gratuite mancano di funzioni per me essenziali, per le quali bisogna pagare (io questi li chiamo programmi truffa, ma è una mia opinione personale). Poi è stato molto difficile trovare un programma che facesse tutto quello che io voglio che faccia. Ma alla fine ci sono riuscito.

Il programma si chiama DigiKam, è Open Source, è gratuito e ben supportato sia come documentazione sia come aggiornamenti e correzioni. Unica, leggera pecca: viene da Linux, e non si è ancora adattato perfettamente all’ambiente windows. Ma funziona, e anche bene, per cui gli si perdona volentieri qualche difettuccio.

Parlerò ancora di questo programma in altri post, per cui non mi dilungo troppo. Per ora ci interessa il fatto che con DigiKam possiamo:

  1. Dividere il nostro archivio in album, che corrispondono alle cartelle sull’hard disk.
  2. Aggiungere a ciascuna immagine un titolo, una didascalia e una nota di copyright. E se vogliamo pubblicare le immagini o metterle in vendita questo è molto importante.
  3. Usare, in parallelo agli album, un sistema di catalogo basato su parole chiave, che ci permette di classificare le nostre immagini con un grado di dettaglio accuratissimo.
  4. Applicare alle foto una classificazione a base di stelline e bandierine colorate, per distinguere le più belle o le più importanti.

Non si può chiedere di più! Tranne, ovvio, il link per scaricare DigiKam!  Ma se, nonostante tutto, avete ancora qualcosa da chiedere (o non siete d’accordo con quello che ho scritto), i commenti sono a vostra disposizione.

E per il fotoritocco?

Ora possiamo gestire un archivio fotografico senza limiti di dimensioni o catalogazione. Ma se non siamo soddisfatti delle nostre foto, e vogliamo ritoccare qualcosa, il programma che fa per noi è The GIMP, la risposta Open Source a Photoshop. Molti dicono che è più macchinoso e scomodo da usare, ma credo che in buona parte sia solo questione di abitudine.

Certo è un programma ricchissimo di funzioni, e per conoscerlo bene occorre parecchio tempo. Ma non bisogna dimenticare che anche DigiKam possiede delle funzioni base per il ritocco delle foto che potrebbero essere più che sufficienti, se non abbiamo troppe esigenze.

Per oggi basta, ma seguite il blog, perché come ho già detto parlerò ancora di questi programmi. quindi…

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